La FAQ sulla vita monastica (femminile)






Potrà sembrare strano, ma esiste una FAQ anche sulla vita monastica, ovvero un nucleo di domande ricorrenti e forse anche una buona dose di luoghi comuni errati. Ecco la nostra risposta.



Perché

Spesso si ritiene che intraprendere il cammino per la vita monastica comporti un'esperienza particolare, una "chiamata" che si "sente" e così poi si parte e si entra. La realtà è molto più complessa. Normalmente non c'è un modello prestabilito: ciascuno entra con la sua storia seguendo i segni, i tempi e i percorsi, unici e irripetibili, che Dio mette misteriosamente nella vita di ciascun individuo, unico e irripetibile.
La "chiamata" poi, non è qualcosa che si "senta" e magari "forte e chiara" una volta per tutte. Certo può esserci un periodo della vita in cui si è particolarmente vulnerabili ad una Parola biblica, ad un richiamo verso un tipo di vita, ma è soprattutto lungo un cammino di anni, in un confronto forte con una comunità e una guida, che si verifica e discerne se il tipo di vita che una persona vuole intraprendere faccia per lei oppure no. Tale cammino di discernimento non si fa da soli.

 

Come

In qualunque modo si entri in contatto con il monastero e la vita monastica, vi sono delle tappe molto graduali. Si può anche iniziare con una esperienza come ospite nella foresteria, ma prima di poter condividere la vita con la comunità si deve avere almeno un colloquio con la Madre Abbadessa nonchè con una guida spirituale. Un eventuale "aspirante" condivide un periodo all'interno della comunità, ma solo per qualche settimana.
Nel caso la persona interessata chiedesse di iniziare il cammino di formazione monastica, le si chiede normalmente dapprima un periodo di "esperienza lunga" che varia di caso in caso, ma di solito non è mai più lunga di 6 mesi.
Se l'aspirante persevera, inizierà il "postulato": un periodo di condivisione del ritmo della vita monastica che ha come segno un posto nel "coro" delle monache durante la preghiera comune, ma che non comporta nessun altro segno esterno nell'abito, nè richiede alcun impegno.
Segue il noviziato, che ha inizio con la "vestizione", una cerimonia privata in cui si consegna alla postulante la tonaca e la cintura e la Regola di S. Benedetto, che assieme alla tradizione monastica più in generale la novizia si impegna a conoscere e ad approfondire in questo periodo.
Se ancora non si scoraggia, e se è ammessa dalla comunità, la novizia farà la cosiddetta "professione semplice" ovvero prenderà per tre anni l'impegno dei tre voti: obbedienza, povertà, castità. Le verranno dati in questa occasione come segno dell'impegno preso, il velo e lo scapolare.
Continuando le fasi di aggregazione alla comunità, la professa compirà il suo cammino allorchè vorrà rendere definitivo il suo impegno e questa volontà verrà accolta dalla comunità. Farà solo allora la "professione solenne": accetterà cioè con un impegno pubblico di obbedienza, conversione di vita e stabilità di vivere "per sempre" la forma del suo amore a Cristo, nella fedeltà ad una comunità concreta. Le verranno infatti consegnati i segni di questa appartenenza definitiva: l'anello, il velo nero, la cocolla (si chiama così l'abito che si mette solo in coro per la preghiera, caratterizzato da larghe e lunghe maniche) e il libro della preghiera comune della chiesa, segno della preghiera a nome di tutta la chiesa.

Che differenza c'è tra monache e suore?

Le suore

Sono suore le consacrate di vita attiva: queste appartengono a istituti religiosi che hanno un fine particolare (di educazione, di animazione liturgica, di catechismo, negli ospedali, per particolari necessità sociali o umane etc..). Le suore hanno una specifica attività nel mondo.

Le monache

Le monache non hanno un particolare carisma di attività nel mondo. La vita monastica nasce dal desiderio di vivere gli impegni cristiani in modo radicale. E' una forma di vita nella quale si dà il primato alla ricerca di Dio nella vita comune e nella preghiera assidua. A questo fine si incoraggia una certa separazione dal mondo, perchè la preghiera e la conoscenza della Parola di Dio abbiano un più largo spazio. Le monache benedettine hanno per regola la necessità di mantenersi con il loro lavoro e il dovere dell'ospitalità. La loro separazione dal mondo quindi dovrà essere compatibile con questi valori.

A cosa serve un monaca?

Potrebbe sembrare brutale ma un monaco non serve a niente, gente inutile e forse parassita, come a niente serve un fiore sulla montagna o a niente serve l'arte e tutte le cose che non "servono-a" produrre immediatamente qualcosa. Nella cultura di oggi tutto ciò che non "produce" viene ritenuto inutile. Ma in una cultura del simbolo, il servizio della monaca è nell'ordine del "segno": "...alcuni sono chiamati a dare testimonianza manifesta della dimora che attende ogni uomo nel cielo ed a conservare vivo nella famiglia umana il desiderio di questa dimora..." (Gaudium et Spes).
Gesù avrebbe potuto risolvere i problemi del mondo, come la fame, le malattie, le guerre, ma ha scelto di salvare il mondo donando se stesso.

Cosa è la lectio divina?

Lectio significa lettura. Con questa parola si intende la lettura approfondita della Scrittura e dei testi della tradizione monastica e spirituale (ma può essere estesa a tutto ciò che rimanda alla fede) che comporta anche un vero e proprio studio disciplinato. Questa lettura non ha come scopo la conoscenza di maggiori nozioni, ma è una lettura sapienziale, meditata, che si apre alla preghiera, alla contemplazione, al gusto di Dio.
Nella nostra giornata consacriamo circa due ore alla lectio oltre alla preghiera liturgica.

Clausura


  • Cosa è la clausura?

  • La clausura è un mezzo per cercare di custodire la vita dei monaci dalla dispersione in vista della vita della ricerca di Dio.
    Ci sono anche altri significati di questo termine.
    In senso passivo si intende uno spazio delimitato del monastero riservato solo ai monaci, dove gli ospiti non hanno accesso.
    In senso attivo si intende con clausura uno spazio nel quale un estraneo non può entrare e dal quale le monache non possono uscire; essa ha preso forme estreme nella storia, fino ad impedire ogni tipo di contatto tra le monache e l'esterno.
    E' quindi l'abate che dovrà discernere e vigilare sull'uso di questo mezzo.
  • Siete monache di clausura?

  • Siamo monache e quindi custodiamo una vita di preghiera, manteniamo una certa separazione dal mondo e la nostra vita è organizzata tutta all'interno di un monastero: "... il monastero dev'essere costruito in modo che tutte le cose indispensabili per vivere - acqua, mulino, orto, e i vari mestieri - si possano trovare all'interno, così che i monaci non abbiano bisogno di andare in giro, il che non è affatto utile per le loro anime. (Regola di S.Benedetto 66)".
    Siamo monache benedettine ? Quindi manteniamo secondo la Regola di S. Benedetto, la tradizione del lavoro e dell'accoglienza che comportano un certo contatto con l'esterno.
    La classificazione monache-di-clausura non ha ragione di esitere, dal momento che non ci sono monache-di-non-clausura; ne sono un esempio le nuove comunità di stampo monastico e/o contemplativo che sorgono senza "clausura" ma che di fatto mantengono una vita di ritiratezza, perchè una certa separazione è intrinseca alla vita monastica. Tutte le monache vivono una vita di "clausura" nel rispetto del loro carisma.

  • Quante forme di clausura ci sono?

    Attualmente ci sono tre forme di clausura.
    • La clausura papale che era stata imposta a tutte le donne consacrate a partire dal XIII secolo, senza distinzione per benedettine, francescane, carmelitane, domenicane e altre spiritualità religiose. Essa implica che la dispensa per uscire dal monastero è sotto diretta responsabilità della santa sede. Ancora oggi sono molti i monasteri che vivono secondo questo tipo di clausura.
    • La clausura costituzionale, introdotta dopo il Concilio Vaticano II, secondo le costituzioni proprie di ciascun monastero.
    • La clausura monastica è stata introdotta in Italia dal 1992 e adottata da vari monasteri benedettini femminili. Questa clausura prevede che la resposabilità della clausura ricada, come voleva la Regola di S. Benedetto, sotto la diretta custodia dell'Abate o Abbadessa, garante del carisma: ("non si deve di uscire dall'ambito del monastero, o andare in un qualsiasi posto o fare qualsiasi anche minima cosa, senza l'autorizzazione dell'abate" (Regola di S.Benedetto 67). Questo tipo di clausura comporta un rispetto maggiore del nostro carisma benedettino, che prevede contatti con l'esterno per l'ospitalità, il lavoro, lo studio.